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CIRO CANALE
Nelle opere di Gelsomina Rasetta il confine tra l'immagine
e il limite del riferimento figurativo sembra quasi annullato all'interno di un
sistema tendente a sostituire con una formula di astrazione informale la
concreta molteplicità del reale.
L'apparente disgregazione dell'elemento figurale costituisce, soltanto
parzialmente un "non figurativo" della rappresentazione, dando spazio così alle
capacità del fornitore di intuire e ricostruire immagini riconoscibili.
Insomma, lascia al lettore la possibilità di utilizzare tutte le sue nozioni
coscienti e inconsce di rielaborare un tracciato che appare soltanto suggerito e
alluso.
C'è nei segni visibili espressivi delle realtà rappresentate una parvenza
sfuggente che ritrova la sua essenza solo nella finzione illusoria proiettata
nell'occhio dello spettatore.
Si coglie, così, la volontà dell'artista attraverso una spigliata qualità di una
pittura densa e fluida, di eliminare il confine tra verità e finzione e di
stupire con opere sulle coordinate assurde e plausibili di una realtà
alternativa e sfuggente.
Gelsomina Rasetta è una pittrice dell'ombra.
Il cielo delle sue opere sembra abbia perso centralità, per cui l'artista si
dirige verso quella terra fatta di folta vegetazione, come ad un materno luogo
dell'origine, per cercare di non perdere la consistenza materiale della propria
arte e della propria vita.
Così i campi risolti con segni forti e intensi diventano elemento con cui la
pittrice si confronta per infondere dinamismo alla sua pittura e dare vitalità
ai suoi lavori. |